Sala de las Cariátides en el Palacio Real de Milán. Estudios para su restauración | Beatricie Vivio
3. La lunga attesa
Da allora, per sessant’anni, la Sala rimase nelle vesti di un relitto in attesa di riparazione, con i decori architettonici gravemente danneggiati, in specie nelle parti aggettanti [Link 15]. Il tetto venne ricostruito con una volta ribassata in cemento armato la cui geometria non corrisponde con precisione all’originale e la cui superficie semplicemente intonacata è stata corredata, solo più tardi, da un saggio rievocativo dei decori con un disegno a fil di ferro, parzialmente valorizzato a chiaroscuro.
Ilustración 3. Immagine recente in cui si apprezza l’evocazione grafica dei decori della volta di copertura ricostruita (foto Mauro Ranzani, in Palazzo 2006). Imagen reciente en la que se aprecia la evocación gráfica de la decoración en la bóveda reconstruída (foto Mauro Ranzani, en Palazzo 2006).
Tali partizioni decorative semplificate si ritrovano anche nel pavimento policromatico sommariamente rifatto ‘alla veneziana’. Così, nel suo stato rovinoso reso appena fruibile, la sala viene utilizzata nell’immediato dopoguerra per mostre ed eventi culturali, talvolta proprio in virtù della suggestività dell’offesa bellica in ambientazioni di sapore neorealista. È il caso dell’esposizione del “Guernica” di Picasso (1953) [Link 16], o di quella sugli Etruschi (1955), allestite in una perfetta sintonia fra i ruderi dell’ambiente e la frammentarietà degli oggetti in mostra [Link 17]. La cultura del consumismo opta poi piuttosto per travisare l’aspetto drammatico con scenografie provvisorie, così da evitare qualsiasi confronto con la memoria e sfruttare lo spazio come mero contenitore (Corrieri, 2006; 65-71) [Link 18][Link 19]. Oggi, il distacco temporale contribuisce a ridurre la partecipazione emotiva e a maturare un orientamento equilibrato a favore del restauro.
Dal 1998 il palazzo è stato oggetto degli interventi di Fernando Mazzocca e Federico Zeri, che hanno aggiunto l’inestimabile patrimonio permanente del Museo della Reggia alla funzionalità espositiva temporanea del palazzo e, in linea con i restauri del gruppo Belgiojoso (1984), lo hanno collegato al Museo del Novecento, sito nell’adiacente Arengario. In occasione della sistemazione a fini espositivi degli ambienti di rappresentanza, fra 1999 e 2000 è stata svolta dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici di Milano una prima campagna di pulitura dei prospetti interni della Sala delle Cariatidi.
Ilustración 4. Condizioni delle superfici della sala prima delle opere di pulitura dell’anno 2000 (Archivio Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio della Lombardia Occidentale, Milano). Condiciones de las superficies de la sala antes de la limpieza del año 2000 (Archivio Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio della Lombardia Occidentale, Milano).
Tale campagna operativa ha esplorato l’applicazione di tecniche non invasive e ha messo in sicurezza i frammenti di stucco a rischio di distacco. Nel contempo, sono stati sostituiti gli infissi fatiscenti e messi in atto dubbiosi impianti a vista per la climatizzazione dell’ambiente; il pavimento ‘alla veneziana’ è stato integrato nella fascia perimetrale, senza nulla togliere alle tracce delle frequenti manomissioni. Sono stati installati nuovi specchi, con dimensioni e giacimenti leggermente diversi dagli originali, ma il loro smagliante bagliore contrasta con l’immagine a rudere accentuata dall’illuminazione a effetto radente, che fa emergere tutta la frammentarietà delle superfici [Link 20].
4. Le cause di danno, oltre al fuoco
In un’analisi approfondita dei fattori di degrado va sottolineata innanzitutto l’elevata incidenza del ritardo di circa due anni nel rifacimento della copertura dal momento del suo crollo [Link 21]:
La drammatica situazione dell’intera città di Milano non consente di intervenire tempestivamente a salvare quanto era scampato alle terribili incursioni e così sulle fragili e preziose superfici della Sala delle Cariatidi ai danni dell’incendio si aggiunge il degrado dovuto all’abbandono e in particolare alla mancanza di copertura che si protrae dal 1943 al 1945. La diretta esposizione agli agenti atmosferici accentua il degrado del cornicione di coronamento, la perdita delle parti residue del ballatoio con aggravamento delle rotture presenti sui partiti decorativi, sulle statue e sul pavimento (Capponi, 2006: 75).
Inoltre, l’alienazione e la svendita dei materiali accatastati ovunque, convenuta dal Commissario straordinario incaricato dello sgombero delle macerie dal palazzo, diviene causa di perdita di elementi residuali sopravvissuti all’incendio che sarebbero stati oggi preziosi per la conoscenza delle fattezze originarie della sala da ballo, come ad esempio i frammenti della ringhiera neoclassica e gli anelli e braccetti dei girandò dell’illuminazione(3).Quando nel 1947 si allestisce il ponteggio per il rifacimento della volta, le decorazioni si presentano ormai quasi irrecuperabili. Il ponteggio stesso viene allestito con grandi scassi alla muratura.
Ripercorrendo i processi di degrado, si scorge infine con stupore che il peggioramento dello stato di conservazione è avanzato gravemente nel corso degli anni proprio a causa delle disattenzioni e del discutibile uso della preesistenza alla stregua di padiglione fieristico. Gli abusi maggiori sono forse quelli causati dalla sostituzione degli infissi di quercia alle finestre, che spostano il serramento a filo del fronte esterno del muro e lasciano i quattro spigoli sul fronte interno di ogni vano segnati dagli scassi dell’asportazione delle cornici che li riquadravano [Link 22][Link 23]. Ma si riscontra anche che l’uso dell’ambiente malridotto come sala espositiva causa un’erosione continua dei materiali e l’usura avanzata della parte bassa di tutte le pareti, con una successione ininterrotta di manomissioni deturpanti, quali insensate demolizioni dell’apparato decorativo per l’alloggiamento di impianti [Link 24]. Più recentemente vengono aggiunti nuovi impianti di climatizzazione con criteri di distacco e minima perdita di materiale dalle pareti, ma essi si dimostrano ugualmente invasivi e, in definitiva, contribuiscono all’aggravamento delle condizioni conservative [Link 25]:
L’inserimento di nuovi elementi di trattamento dell’aria, ha portato la totale occlusione dei vani finestra senza riuscire a mitigare le variazioni repentine dei valori microclimatici che si hanno nella Sala a seguito di un uso non regolamentato che porta di fatto ad un acceleramento del degrado (Capponi, 2006: 77).
L’esito più importante della prima tranche di lavori di pulitura della Soprintendenza (1999-2000), appena vengono rimossi i primi strati dell’annerimento dell’incendio del 1943 ed emergono le mancanze in tutta la loro consistenza, è forse quello di evidenziare l’urgenza di un cantiere d’indagine preliminare all’intervento per stabilire l’esatta consistenza e lo stato di conservazione dei materiali.